Ordem dos Frades Menores Conventuais - Custódia Provincial Imaculada Conceição dos Franciscanos Conventuais do Rio de Janeiro - PAZ & BEM!!!

terça-feira, 14 de agosto de 2012

Il Maggio Mariano al Seraphicum


IL MAGGIO MARIANO ALL’OMBRA DEL CUPOLONE SI TINGE DI ROSSO

   Rosso per antonomasia è il colore dell’amore, qual è il sangue che si dipana nelle vene, che è vita. Interrotto il flusso, non resta la morte ma la testimonianza dell’amore, quello autentico, quello speso fino alla fine. E’ questa la storia dei martiri, quella di fra Massimiliano M. Kolbe che, infatti, “Non morì, ma diede la vita per il fratello”. Da quando queste parole furono pronunciate da Giovanni Paolo II -era il 10 ottobre 1982, giorno della canonizzazione di San Massimiliano Kolbe- il frate minore conventuale, morto nel campo di sterminio di Auschwitz (1941) al posto di un padre di famiglia, è passato alla storia come “martire della carità, patrono speciale per i nostri difficili tempi, patrono del nostro difficile secolo” (Giovanni Paolo II). 

   A trent’anni di distanza dalla canonizzazione e a cento dall’arrivo del frate polacco a Roma per affrontare gli studi teologici presso il collegio Seraphicum nel convento di San Teodoro, dove nel 1917, insieme ad altri 6 confratelli, fonda la Milizia dell’Immacolata (MI), la Cattedra kolbiana, (nelle persone di fra R. Di Muro, direttore, e di A. Calzolaro, docente) della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma dei Frati Minori Conventuali dedica alla figura di Kolbe un convegno di studio; particolarmente nutrita la partecipazione, composta da laici, dai novizi dell’Ordine, dai chierici del collegio Franciscanum di Assisi, i nostri postulanti del convento di Benevento oltre al corpo docente e gli studenti ospitanti.


   L’evento, nel pomeriggio dello scorso 4 maggio, ha segnato l’apertura della I edizione del Maggio Kolbiano, frutto della collaborazione sinergica delle tre case di pertinenza del Governo generale dei Frati Minori Conventuali, ossia Basilica dei Ss. XII Apostoli (Curia generale), Convento S. Massimiliano M. Kolbe (S. Teodoro) e Pontificia Facoltà Teologica “S. Bonaventura” (Seraphicum); il calendario, ricco di eventi culturali e di momenti di preghiera, intende avvicinare il fedele alla Vergine Maria, riscoprirne il suo volto di madre e la sua missione nella storia della Salvezza, attraverso quanto di lei scoprì, disse e amò lo stesso Kolbe. Dal suo vissuto personale è l’invito a trasformarsi nell’Immacolata, a vivere le sue virtù di umile serva del Signore, donna di fede e modello di povertà, di minorità, madre di speranza e di misericordia, affinché interceda per la nostra unione a Cristo e per la nostra santificazione (R. DI MURO, Tu sei fortezza. La preghiera nell’esperienza di Francesco d’Assisi e Massimiliano Kolbe, Borgonuovo 2010, 78). 


   All’introduzione del direttore della Cattedra kolbiana è seguita la relazione di don Gianni Colzani, docente della Facoltà di Missiologia presso l’Università Pontificia Urbaniana di Roma. Il teologo ha evidenziato come di fronte alla difficoltà di presentare le linee sistematiche di un’antropologia teologica sia più facile per un pubblico eterogeneo parlare di antropologia dell’amore per il cristiano di imitare l’Immacolata nella sua unione con Dio trova nell’esempio di Massimiliano Kolbe il carattere distintivo dell’antropologia francescana, incentrato nel vissuto relazionale. 


   Nel santo polacco il binomio “relazione=amore a Dio” alla maniera dell’Immacolata raggiunge il massimo della sua espressione, facendo della relazione stessa non un predicato dell’essere aristotelico ma, in chiave cristiana, un elemento costitutivo della persona stessa. Quindi, se la relazione è parte integrante della natura dell’uomo, essa non può non esprimersi che attraverso l’amore; e l’amore dal canto suo raggiunge l’apice della sua manifestazione quando si fa dono per l’altro. Perciò, Colzani arriva ad affermare che la croce è il libro più bello dell’antropologia, perché essa apre alla vita. Quindi l’uomo non può prescindere nel suo bisogno di relazionalità dall’unione con Dio, cosa che è giustificata dalla sua condizione spirituale, anzi al più la sua necessità di rapportarsi al Padre favorisce l’infinitudo amoris che è ciò che contraddistingue la finitezza delle creature: qui il proprium pedagogico dell’antropologia kolbiana. 


Dal taglio meno tecnico ed emotivamente più coinvolgente la relazione di fra Gregorio Bartosik (OFMConv), di nazionalità polacca, come il nostro martire e come il compianto papa che lo elevò agli altari, e residente nella città dell’Immacolata (Niepokalanow). Ha raccontato di aver avuto all’epoca della santificazione di Kolbe appena 9 anni e di aver assistito alla celebrazione presieduta sul posto dal cardinale Glemp, primate della Chiesa polacca, contemporaneamente a quanto si svolgeva a Roma in piazza San Pietro. Allora, a lui come a tutta la popolazione polacca, lo stato socialista aveva interdetto ogni uscita dai confini nazionali e la cerimonia stessa non poteva essere trasmessa dalle emittenti nazionali, sospettando delle parole di condanna da parte del pontefice. Il relatore, infatti, al tema esposto dal titolo ”Esegesi dell’omelia di Giovanni Paolo II pronunciata in occasione della canonizzazione di S. Massimiliano” ha fatto precedere una puntuale e esaustiva lettura del contesto storico-politico e a inquadrato il legame affettivo che univa papa Woytjla al martire suo conterraneo. 


   Ha inoltre ben evidenziato con quale coraggio e chiarezza esplicativa abbia mosso per l’occasione il suo giudizio di condanna contro i regimi totalitaristi e contro la loro filosofia di fondo che è nemica del valore della vita, contro ogni atroce negazione della dignità umana. Fra Gregorio, parafrasando le parole di Giovanni Paolo II, ha calcato la mano sul valore del martirio di Kolbe: andare alla morte per il fratello è stato un atto di ristabilimento del primato di Dio, un atto di riparazione per ogni vita negata, per ogni sopraffazione, ogni odio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo su Dio. Ha, poi, riscaldato gli animi quando ha fatto memoria delle parole che il papa rivolse direttamente ai polacchi, pensando alle loro lacrime di dolore ed esortando le autorità a mettere fine alle stesse: nemmeno un anno prima (13 dicembre 1981) in Polonia fu proclamato lo stato di guerra, sul sindacato operaio piovvero colpi di fucile seminando molte morti, ogni comunicazione fu sottoposta a controllo. 


   La canonizzazione di san Massimiliano fu precorritrice per altrettanti riconoscimenti di martiri nella Chiesa Cattolica, ma come ha ricordato nelle sue note conclusive il preside della Facoltà, fra D. Paoletti, la testimonianza di fede e quella di vita in padre Kolbe, beatificato come confessore e  santificato come martire, raggiungono un’unicità senza pari. 

Fra Simone P. Schiavone     
http://www.seraphicum.org/news.php?id_art=392

Nenhum comentário:

Os Mais Vistos