Ordem dos Frades Menores Conventuais - Custódia Provincial Imaculada Conceição dos Franciscanos Conventuais do Rio de Janeiro - PAZ & BEM!!!

domingo, 28 de novembro de 2010

Reflexão: I Dom. Advento (Original & tradução)

I DOMENICA DI AVVENTO

Lectio - Anno A

Prima lettura: Isaia 2,1-5

Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

v Questo profeta dell'A.T è capace di contemplare l'Altissimo e di far comprendere al popolo dell'alleanza che il Signore e la sua santa legge devono essere accolti nella fede. Il profeta Isaia nasce a Gerusalemme nel 760 a.C., vive il tempo difficile del Regno del Sud sotto la minaccia degli Assiri, finisce il suo ministero sotto Manasse (690 a.C.).

Il testo proposto dalla Chiesa all'interno della Liturgia di questa prima domenica di Avvento è inserito nei primi cinque capitoli che raccolgono l'oracolo sul destino di Gerusalemme e di Giuda pronunziati nei primi anni del suo ministero.

La lettura del testo porta a ricordare l'episodio della Torre di Babele: tentativo umano di arrivare a Dio, un segno della superbia umana, ed ecco che il profeta oppone a questo avvenimento la visione del «monte del Signore» che radunerà i popoli nella pace. Siamo di fronte ad un oracolo escatologico che annunzia la diffusione nel mondo del nome di YHWH e Gerusalemme diventerà il centro della religione jahvistica e della pace.

Nel v. 2 è molto importante sottolineare quel «sarà saldo...», esso è riferito a Gerusalemme, la nota della Versione dai testi originali così commenta: «Secondo la concezione mitologica dell'Antico oriente, il monte del tempio si identificava col monte altissimo in cui dimoravano gli dei. Qui il mondo terrestre si univa con quello celeste. Nel nostro testo questa mitologia viene utilizzata per descrivere la speranza escatologica di Israele» (cf. p. 1046).

Il monte meraviglioso, attraverso la legge e la parola, impone un ordine umano secondo il progetto di Dio; il profeta nella sua visione ricorda che è volontà divina la giustizia sulla terra e che quest'ultima è il fondamento della pace; è nei piani dell'Altissimo un governo giusto, la pace internazionale, il disarmo, gli strumenti di guerra trasformati in mezzi di pace.

Il popolo d'Israele è in atteggiamento di cammino, apre il pellegrinaggio verso la luce del Signore, in questo grande movimento verso YHWH devono essere coinvolte tutte le genti.

Seconda lettura: Romani 13,11-14a

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

v Il testo paolino che la liturgia propone è inserito nella Lettera ai Romani.

Scritta, questa lettera, da Paolo nel 58 d.C., fu inviata per preparare un suo viaggio in Spagna.

Nella lettera Paolo espone il suo pensiero teologico, anche se non sono affrontati tutti i temi della sua teologia. Questa lettera la potremmo definire come "la grande presentazione teologica" della fede cristiana.

Il nostro brano è inserito nella sezione 12,1-15,13 considerata la parte delle Attuazioni: come il credente deve affrontare la vita quotidiana.

Dal testo, usato dalla liturgia, emerge come Paolo valuti il suo "tempo" come "occasione di grazia", invita i credenti a vivere nell'apertura al futuro; ormai la notte sta per terminare e Cristo sta per arrivare con tutta la sua gloria, la sua venuta coincide con il giorno. La fede prepara la comunità cristiana a ricevere definitivamente Cristo nella sua infinita gloria. Tutto ciò esige da parte del credente di sviluppare una coscienza che realizza opere di vita e non di morte; l'attesa del Vivente porta il credente ad avere sempre una condotta onesta, una coscienza in ricerca «per rivestirsi delle armi della luce» cioè le opere buone che allontanano l'uomo da ogni forma di male.

Dietro all'affermazione del v. 72 certamente Paolo vuole ricordare che le opere buone sono possibili solo se si è nuovi nel cuore, non si deve mai dimenticare che «la proposta morale cristiana non potrà mai perdere di vista questa priorità antropologica e salvifica. Il valore morale non sta prima di tutto nel gesto che si compie, ma nel cuore che lo ispira e lo determina» (S. MAJORANO, Coscienza e virtualità del Sangue di Cristo, «Sangue e vita», Roma, 1995, 154).

Nel v. 13 Paolo ricorda un elenco di vizi dal quale l'uomo dev'essere lontano che sono praticati normalmente di notte. Ma ciò che potrebbe essere considerato centro del brano è il v. 14: «Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo...»: ciò che è avvenuto nel sacramento del battesimo come "evento" qui è presentato come esigenza nella vita morale. È sempre il v. 14 che dev'essere considerato eco di un inno battesimale della Chiesa primitiva, ad ogni modo è certo che Paolo qui realizza una missione: presenta il piano di Dio in maniera cristologica ed orienta tutte le iniziative etiche dei credenti nell'obbedienza al Signore, (cf. G. BARBAGLIO, Le lettere di Paolo, vol. 2, Borla, Roma 1990, 491).

Mediante il verbo "rivestitevi" Paolo usa una metafora che indica sempre appropriazione, unione; rivestirsi del mistero di Cristo significa fare di esso il punto fondamentale della propria esistenza, la persona del Risorto datore di Spirito Santo diventa "fonte" della vita quotidiana dalla quale l'uomo attinge energia per vivere nella storia umana e fare la volontà del Padre Celeste.

Vangelo: Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Esegesi

Il brano del Vangelo odierno ci immette nel capitolo 24 del Vangelo di Matteo che è definito comunemente "discorso escatologico", il contesto è il seguente: Gesù è uscito dal tempio (cf. v. 7) e sedutosi sul monte degli ulivi (cf. v. 3) pronunzia queste parole sulle ultime realtà. La pericope è preceduta dal tema dell'avvento del Figlio dell'uomo (cf. vv. 26-23), dalla dimensione cosmica di questo avvento (cf. vv. 29-37), dalla parabola del fico (cf. vv. 32-36).

Nel discorso in questione Gesù usa il linguaggio apocalittico, molto difficile, ma sappiamo bene che l'intenzione del Cristo non è quella di portare terrore ma di affermare delle verità teologiche: verrà la fine del mondo, è necessario assumere un atteggiamento di vigilanza, la storia diventa il luogo per realizzare già il regno di Dio.

È da annotare il v. 36 che molte volte fa difficoltà ricordando Mt 11,27 dove si afferma che quello che appartiene al Padre è anche del Figlio; ma nel v. 36 — che precede la nostra pericope — il senso profondo è che non rientra nella missione di Gesù rivelare il momento preciso della fine del mondo, ciò appartiene alla conoscenza del cuore di Cristo che è sempre in comunione eterna con il cuore del Padre che svela ogni cosa, nello Spirito santo, al suo Figlio prediletto.

Ma entriamo, aiutati dallo Spirito Santo, unico esegeta della Parola, nelle profondità del testo proposto dalla liturgia:

vv. 37- 39: Gesù fa un paragone con la situazione storico, sociale e religiosa degli uomini contemporanei a Noè, si viveva nell'assoluto relativismo morale, la legge scritta nel cuore umano non era seguita, la libertà era intesa come libertinaggio. Gesù ricorda tutto questo, evidenziando che vivendo nella dissolutezza, furono travolti dalla catastrofe. Dobbiamo soffermarci sull'espressione «così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo»: la venuta del Cristo glorioso che si presenterà come vero ed unico giudice della storia e delle coscienze personali incombe sugli uomini come "avvenimento" di giudizio; la seconda venuta del Cristo dev'essere intesa come "momento di sintesi" della storia umana e della nostra coscienza che si presenterà davanti al Cristo con la sua scelta fondamentale con il quale ha costruito il proprio vissuto morale.

vv. 40-41: la fine dei tempi avverrà nel "quotidiano" che diventerà improvvisamente "eternità" nel quale il Cristo glorioso giudicherà con misericordia e verità. Il testo evangelico ricorda delle occupazioni abituali: il lavoro dei campi fatto dagli uomini ed i lavori domestici realizzati dalle donne, è qui che si svolgerà l'ultima chiamata di Cristo.

v. 42: l'esistenza umana che è un cammino verso l'eterno non può essere vissuta nella distrazione, l'incontro con il Cristo glorioso dev'essere preparato dal discepolo, per questo Gesù invita alla vigilanza e quindi alla preghiera. Il momento orante della vita personale prepara il cuore umano ad accogliere la parola definitiva del Redentore nel proprio vissuto quotidiano. Ma questo "vegliare" al quale il Cristo stesso ci chiama non è un'attesa di paura e di angoscia ma dev'essere un momento nel quale il credente deve immergersi in una preghiera fiduciosa verso l'Altissimo. Il discepolo di Cristo che attende la sua venuta confida nel suo Signore, in quanto sa bene che Dio avrà sempre una «parola di misericordia» nei suoi confronti; dovranno essere questi i pensieri del «vegliare» in attesa della parusia. Ma tutto ciò non esclude l'impegno concreto per la realizzazione del regno di Dio nella storia umana, il cristiano non può disprezzare la vita presente; il futuro, l'escatologia inizia nella nostra storia; il regno di Dio è già in mezzo a noi e avrà nel «domani di Dio» la sua piena attuazione. Questo logion è presente in Mc 13,35, inserito in un'altra parabola che l'evangelista Matteo omette. È da annotare il commento che fa in nota la Bibbia di Gerusalemme: «La vigilanza, in questo stato di allarme, suppone una solida speranza ed esige una costante presenza di spirito che prende il nome di sobrietà» (cf. p. 21-43).

vv. 43-44: qui abbiamo la piccola parabola dello scassinatore notturno, è riferita alla venuta gloriosa del Cristo che sarà improvvisa, questi versetti potrebbero acquistare luce leggendo il brano dell'Apocalisse 3,3: «Se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, senza che tu sappia l'ora della mia venuta a te». Gesù si pone in netto contrasto con l'apocalittica giudaica che cercava di calcolare in anticipo la parusia, Gesù Cristo invece, vuole affermare il carattere sconosciuto ed inaspettato e perciò invita caldamente all'attesa, alla vigilanza, a stare in piedi ed attendere il Redentore.

Meditazione

L'evento finale e decisivo della storia di salvezza profetizzato da Isaia e annunciato dal vangelo come «venuta del Figlio dell'Uomo» viene colto nelle letture odierne nella sua portata giudiziale: esso giudica le violenze e le guerre che gli uomini scatenano (I lettura); le immoralità in cui si perdono (II lettura); l'incoscienza e l'ignoranza colpevoli con cui si anestetizzano (vangelo). L'annuncio escatologico non è un messaggio spiritualistico, ma ha un impatto forte sulla storia dei popoli (I lettura), sulla quotidianità delle esistenze dei credenti (vangelo) e sul loro comportamento (II lettura).

La simbolica della polarità notte-giorno, tenebre e luce, attraversa le tre letture e consegna un messaggio che intende svegliare il credente e guidarlo a conversione. È la tenebra delle genti che non conoscono il cammino da percorrere e che vengono illuminate dalla parola di Dio («camminiamo nella luce del Signore»: Is 2,5); è la tenebra della generazione di Noè che non capisce nulla, non discerne il tempo e i suoi segni e così perisce; è la notte che chiede al padrone di casa di vegliare per impedire al ladro di svaligiargli la casa (vangelo); è la notte simbolo del peccato, da cui il credente è chiamato a risvegliarsi gettando via le opere delle tenebre e indossando le armi della luce (II lettura).

La prima domenica di Avvento, che segna l'inizio di un nuovo anno liturgico, contiene un invito a ricominciare, si tratta di ricominciare il cammino di fede ascoltando di nuovo la parola di Dio (I lettura); facendo memoria degli inizi della fede, dunque del battesimo (II lettura); assumendo la storia quotidiana come luogo di vigilanza e discernimento (vangelo). In questa prospettiva di inizio o re-inizio, è significativo che il passo di Paolo sia stato decisivo per la conversione di Agostino (Confessioni VIII,12,29). Ascoltata la voce che dice «Prendi e leggi», Agostino apre la Scrittura e trova il passo che dice: «Non nelle gozzoviglie e nelle ubriachezze, non nelle orge e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze». Afferma Agostino: «Non volli leggere oltre, né mi occorreva. Infatti, appena terminata la lettura di questa frase, una luce, quasi di certezza, penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono». Anche Agostino vive il suo risveglio, il suo passaggio dalle tenebre alla luce.

Il vangelo, istituendo un parallelo tra il diluvio, che sconvolse la quotidianità ripetitiva della vita della generazione di Noè, e la venuta del Figlio dell'Uomo, ammonisce a non annegare nella banalità dei giorni. La generazione di Noè non è dipinta da Gesù come malvagia o empia, ma semplicemente come incosciente: «Non si accorsero di nulla» (Mt 24,39). La generazione di Noè perì per mancanza di discernimento. E così perì due volte: nel diluvio e senza sapere perché. Noè, invece, seppe discernere e così salvò se stesso e il futuro: il discernimento dell'oggi salva il futuro. E questa è la responsabilità. La colpa, se di colpa si deve parlare, intravista nel nostro testo, è dunque l'irresponsabilità, l'assenza di discernimento.

Vigilare significa esercitare l'intelligenza, la riflessione, il pensiero sui tempi che si vivono, per non essere sorpresi dalle catastrofi che si preparano nascostamente nell'oggi della storia, nella chiesa, nelle relazioni famigliari e personali. Il credente è chiamato a pensare e conoscere l'oggi a partire dalla venuta del Signore e dalle sue dimensioni di impensato e di ignoto (Mt 24,36.44).

La venuta del Signore non impegna solo a vigilare sui tempi, ma anche sulla verità del proprio cuore. Il riferimento alle due persone impegnate nello stesso lavoro, che nulla sembra distinguere, e di cui però una viene presa e l'altra lasciata, indica che ciò che nella quotidianità dei giorni può rimanere nascosto, sarà manifestato alla venuta del Signore. La differenza si gioca nell'invisibile interiorità. «In interiore homine habitat veritas» (Agostino); «Il cammino della conoscenza porta verso l'interiorità» (Novalis).

Preghiere e racconti

L’avvento

Con l’odierna prima domenica di Avvento, entriamo in quel tempo di quattro settimane con cui inizia un nuovo anno liturgico e che immediatamente ci prepara alla festa del Natale, memoria dell’incarnazione di Cristo nella storia. Il messaggio spirituale dell’Avvento è però più profondo e ci proietta già verso il ritorno glorioso del Signore, alla fine della storia. Adventus è parola latina, che potrebbe tradursi con ‘arrivo’, ‘venuta’, ‘presenza’. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico che indicava l’arrivo di un funzionario, in particolare la visita di re o di imperatori nelle province, ma poteva anche essere utilizzato per l’apparire di una divinità, che usciva dalla sua nascosta dimora e manifestava così la sua potenza divina: la sua presenza veniva solennemente celebrata nel culto.

Adottando il termine Avvento, i cristiani intesero esprimere la speciale relazione che li univa a Cristo crocifisso e risorto. Egli è il Re, che, entrato in questa povera provincia denominata terra, ci ha fatto dono della sua visita e, dopo la sua risurrezione ed ascensione al Cielo, ha voluto comunque rimanere con noi: percepiamo questa sua misteriosa presenza nell’assemblea liturgica. Celebrando l’Eucaristia, proclamiamo infatti che Egli non si è ritirato dal mondo e non ci ha lasciati soli, e, se pure non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà materiali e sensibili, Egli è comunque con noi e tra noi; anzi è in noi, perché può attrarre a sé e comunicare la propria vita ad ogni credente che gli apre il cuore. Avvento significa dunque far memoria della prima venuta del Signore nella carne, pensando già al suo definitivo ritorno e, al tempo stesso, significa riconoscere che Cristo presente tra noi si fa nostro compagno di viaggio nella vita della Chiesa che ne celebra il mistero. Questa consapevolezza, cari fratelli e sorelle, alimentata nell’ascolto della Parola di Dio, dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi, ad interpretare i singoli eventi della vita e della storia come parole che Iddio ci rivolge, come segni del suo amore che ci assicurano la sua vicinanza in ogni situazione; questa consapevolezza, in particolare, dovrebbe prepararci ad accoglierlo quando "di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà mai fine", come ripeteremo tra poco nel Credo. In questa prospettiva l’Avvento diviene per tutti i cristiani un tempo di attesa e di speranza, un tempo privilegiato di ascolto e di riflessione, purché ci si lasci guidare dalla liturgia che invita ad andare incontro al Signore che viene.

(Discorso di Benedetto XVI a San Lorenzo fuori le Mura, Per il 1750° anniversario del martirio di San Lorenzo, 30 novembre 2008).

L'attesa, una maniera di vivere

«La nascita è un'attesa

ma, contrariamente

a ciò che si vorrebbe credere,

l'attesa non è una parentesi:

è una maniera di vivere...».

(Jean DEBRUYNE, Nascere).

Svegliatevi!

Avvento significa svegliarsi dai sogni di tutti i giorni, svegliarsi alla realtà. Chi è desto vive con consapevolezza ogni momento della sua vita, è presente a se stesso, vivace, vigile.

È sveglio chi non si stordisce. La frenesia intontisce.

Non siamo obbligati a lasciarci travolgere dal vortice consumistico. Non dobbiamo a tutti i costi lasciarci inghiottire dalla smania di esaudire ogni desiderio.

La vigilanza non è soltanto l'atteggiamento fondamentale richiesto dall’Avvento.

Il racconto del Natale menziona i pastori che vegliavano durante la notte. E proprio perché stavano vegliando viene loro annunciata la lieta novella della nascita del Messia. Chi è sveglio è aperto e disponibile ad accogliere il mistero che vorrebbe afferrarci.

(Anselm GRÜN, Il piccolo libro della gioia del Natale, Milano, Gribaudi, 2006, 20)

Attendere

Non amo attendere nelle file. Non amo attendere il mio turno. Non amo attendere il treno. Non amo attendere prima di giudicare. Non amo attendere il momento opportuno. Non amo attendere un giorno ancora. Non amo attendere perché non ho tempo e non vivo che nell'istante. D'altronde tu lo sai bene, tutto è fatto per evitarmi l'attesa: gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e i self-service, le vendite a credito e i distributori automatici, le foto a sviluppo istantaneo, i telex e i terminali dei computer, la televisione e i radiogiornali. Non ho bisogno di attendere le notizie: sono loro a precedermi.

Ma tu Dio tu hai scelto di farti attendere il tempo di tutto un Avvento. Perché tu hai fatto dell'attesa lo spazio della conversione, il faccia a faccia con ciò che è nascosto, l'usura che non si usura. L'attesa, soltanto l'attesa, l'attesa dell'attesa, l'intimità con l'attesa che è in noi, perché solo l'attesa desta l'attenzione e solo l’attenzione è capace di amare.

(J. Debruyrnne, Ecoute, Seigneur, ma prière, Collectif, Paris).

L’ “ora di Dio”

Il Signore ci chiede di essere vigilanti e pronti perché non possiamo conoscere in anticipo l’ora di Dio, l’ora in cui Dio viene a visitarci con un intervento speciale. Sono ormai abbastanza anziano e saggio da pensare che non posso forzare quest’ora di Dio.

Dio verrà da me e da te, a modo suo e quando vorrà. A volte siamo tentati di comportarci come coloro che addestrano gli animali con i cerchi. Chiediamo a Dio di venire e di saltare attraverso i nostri cerchi proprio come vogliamo noi! Ma, alla fine, scopriamo che Dio non è un animale ammaestrato. Dio sceglie i suoi momenti e suoi mezzi. La nostra parte è solo di essere pronti per questi momenti speciali. A volte, l’ora di Dio sembra giungere proprio nel momento in cui non ce la facciamo più. Ad ogni modo, la nostra fiducia in Dio ci dice che Dio verrà, al momento migliore e nel modo migliore. Io devo permettere a te di essere te stesso, e tu devi permettere a me di essere me stesso.

E noi dobbiamo permettere a Dio di essere Dio.

(J. POWELL, Esercizi di felicità, Cantalupa, Effatà, 1995, 70).

Il buffone e il re

Un re aveva al suo servizio un buffone di corte che gli riempiva le giornate di battute e scherzi. Un giorno, il re affidò al buffone il suo scettro dicendogli: «Tienilo tu, finché non troverai qualcuno più stupido di te: allora potrai regalarlo a lui». Qualche anno dopo, il re si ammalò gravemente. Sentendo avvicinarsi la morte, chiamò il buffone, a cui in fondo si era affezionato, e gli disse: «Parto per un lungo viaggio».

«Quando tornerai? Fra un mese?», «No», rispose il re, «non tornerò mai più». «E quali preparativi hai fatto per questa spedizione?», chiese il buffone. «Nessuno!» fu la triste risposta. «Tu parti per sempre», disse il buffone, «e non ti sei preparato per niente? To’, prendi lo scettro: ho trovato uno più stupido di me!».

Vigilanza nella solitudine

Poco tempo fa un prete mi ha detto di avere annullato l’abbonamento al New York Time perché si era accorto che le continue cronache di guerre, di delitti, di giuochi di potere e di manipolazioni politiche non facevano altro che disturbargli la mente ed il cuore, impedendogli di meditare e di pregare.

È una storia triste, perché fa nascere il sospetto che solo cancellando il mondo vi si possa vivere, che soltanto circondandosi di una calma spirituale, da noi stessi creata, si possa condurre una vita spirituale. Una vera vita spirituale, invece, fa esattamente il contrario: ci rende tanto vigili e consapevoli del mondo che ci circonda, che tutto ciò che esiste e che accade entra a far parte della nostra contemplazione e della nostra meditazione, invitandoci a rispondere liberamente e senza timore.

È questa vigilanza nella solitudine che muta la nostra esistenza. La differenza sta tutta nel modo in cui guardiamo e ci rapportiamo alla nostra storia personale, attraverso la quale il mondo ci parla.

(Henri J.M. NOUWEN, Viaggio spirituale per l’uomo contemporaneo, Brescia, 1980, 44-45).

Amare la prima venuta, desiderare la seconda

Fratelli carissimi, dovete sapere che questo tempo beato che noi chiamiamo «Avvento del Signore» evoca due realtà e, dunque, duplice deve essere la nostra gioia, poiché duplice è anche il guadagno che ci deve portare. Questo tempo evoca le due venute del nostro Signore: quella dolcissima venuta in cui il più bello dei figli dell'uomo (Sal 44 [45], 3), il desiderato da tutte le genti (Ag 2,7 Vg), vale a dire il Figlio di Dio, si manifestò visibilmente nella carne a questo mondo, lui a lungo atteso e desiderato ardentemente da tutti i padri; ciò avvenne quando egli venne in questo mondo a salvare i peccatori. Ma questo tempo evoca anche l'altra venuta che dobbiamo aspettare con una solida speranza e che dobbiamo ricordare spesso tra le lacrime, il momento, cioè, in cui il nostro Signore, che dapprima era venuto nascosto nella carne, verrà manifestamente nella sua gloria, come canta il salmo: Dio verrà manifestamente (Sal 49 [50], 3), cioè il giorno del giudizio, quando verrà manifestamente per giudicare [...]. Giustamente la chiesa ha voluto che in questo tempo si leggessero le parole dei santi padri e si ricordasse il desiderio di quelli che vissero prima della venuta del Signore. Non celebriamo questo loro desiderio per un solo giorno, ma per un tempo abbastanza lungo, poiché di solito quando desideriamo e amiamo molto qualcosa, se accade che essa viene differita per un qualche tempo, ci sembra più dolce ancora quando giunge.

Seguiamo, dunque, fratelli carissimi, gli esempi dei santi padri, proviamo il loro stesso desiderio, e infiammiamo i nostri cuori con l'amore e il desiderio di Cristo. Dovete sapere che è stata stabilita la celebrazione di questo tempo per rinnovare in noi il desiderio che gli antichi santi padri avevano riguardo alla prima venuta del Signore nostro e dal loro esempio impariamo a nutrire un grande desiderio della sua seconda venuta. Dobbiamo pensare a quante cose buone ha fatto il Signore nostro nella sua prima venuta e a quelle ancor più grandi che farà nella seconda e con tale pensiero dobbiamo amare molto la sua prima venuta e desiderare molto la seconda.

(AELREDO DI RIEVAULX, Discorsi 1, PL 195,209A-210B).

Preghiera

Signore Gesù, che ci hai affidato la tua casa, la Chiesa e tutti i nostri fratelli, perché ci prendiamo cura gli uni degli altri in attesa del tuo ritorno, non lasciarci cadere le braccia per la stanchezza e per il sonno.

«State attenti, vigilate», è il tuo comando: come chi passa la notte in campagna è attento a tutti i rumori della notte perché possono essere forieri di qualcosa di inatteso, così fa' che noi teniamo l’occhio attento e l’orecchio teso per scorgere dove tu sei all'opera e dove ci chiami a collaborare con te.

* Per l’elaborazione della «lectio» di questa domenica, oltre al nostro materiale di archivio, ci siamo serviti di:

- Lezionario domenicale e festivo. Anno A, a cura della Conferenza Episcopale Italiana, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007.

- Avvento-Natale 2010, a cura dell’ULN della CEI, Milano, San Paolo, 2010.

- Temi di predicazione. Omelie. Ciclo A, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2004.

- E. Bianchi et al., Eucaristia e Parola. Testi per le celebrazioni eucaristiche di Avvento e Natale, in «Allegato redazionale alla Rivista del Clero Italiano» 88 (2007) 10, 69 pp.

- Messalino festivo dell’Assemblea, Bologna, EDB, 2007.




TRADUÇÃO LIVRE (EXCETO DOS TEXTOS DA SAGRADA ESCRITURA)

Primeiro Domingo do Advento (LEITURAS - ANO A)

Primeira Leitura: Isaías 2,1-5

Reflexão: Este profeta do Velho Testamento é capaz de contemplar o Todo-Poderoso e entender o povo da aliança que o Senhor e Sua santa lei deve ser aceito na fé. O profeta Isaías nasceu em Jerusalém em 760 aC, ele vive a dificuldade de o Reino do Sul, sob a ameaça dos assírios, termina o seu ministério sob Manassés (690 aC).
O texto proposto pela Igreja na liturgia do primeiro domingo do Advento é inserido nos primeiros cinco capítulos que recolhem o oráculo sobre o destino de Jerusalém e de Judá pronunciada nos primeiros anos do seu ministério.
A leitura do texto leva a recordar o episódio da Torre de Babel: tentativa humana de chegar a Deus, um sinal do orgulho humano, e aqui o profeta oposição a este evento, a visão da "montanha do Senhor", que vai reunir as pessoas em paz. Estamos diante de uma profecia escatológica, que anuncia a divulgação do nome YHWH no mundo e Jerusalém se tornará o centro da religião javista e paz.
No v. 2 é muito importante ressaltar que "ele irá equilibrar ...», refere-se a Jerusalém, a nota da versão original dos comentários:" De acordo com a concepção mitológica do Antigo Oriente, a montanha da casa foi identificado com a montanha muito alta em onde os deuses viviam. Aqui, o mundo terrestre estava unida com a celeste. Em nosso texto desta mitologia é usada para descrever a esperança escatológica de Israel "(cf. p. 1046).
A montanha maravilhosa, através da lei e da palavra, requer uma ordem humana de acordo com o plano de Deus, o profeta relembra que em sua visão é a justiça divina na terra e que esta é o fundamento da paz está nos planos de "Altissimo apenas o governo, a paz internacional, desarmamento, os instrumentos da guerra se torna um meio de paz.
O povo de Israel está em uma atitude de caminhada, aberta a peregrinação em direção à luz do Senhor neste grande movimento para a YHWH todas as nações devem estar envolvidos.

Segunda Leitura: Rm 13,11-14a

Reflexão:O texto paulino propõe que a liturgia é inserido na Epístola aos Romanos.
Escrevi esta carta, de Paulo em 58 dC, foi enviada para se preparar para uma viagem à Espanha.
Na carta, Paulo explica sua teologia, mesmo se não forem tratados todos os temas de sua teologia. Esta carta pode ser definido como "o grande apresentação teológicas" da fé cristã.
Nossa parte é inserido na parte 12,1-15,13 ser considerada de aplicação: como o crente deve lidar com a vida cotidiana.
A partir do texto, usada na liturgia, emerge como Paul Avalie o seu "tempo" como "uma ocasião de graça", convida os crentes a viver em abertura ao futuro, agora é a noite ao fim, e Cristo está vindo com toda a sua glória , a sua visita coincidir com o dia. A comunidade de fé cristã prepara-se para receber a Cristo permanentemente em sua glória infinita. Tudo isso exige que o crente para desenvolver uma consciência que cria obras de vida, não morte, esperando a vida traz o crente a ter sempre uma conduta honesta, uma consciência em busca "de colocar a armadura da luz", isto é, o boas obras que o homem afastado de toda espécie de mal.
A afirmação do v. 72 Paulo certamente quero lembrar que as boas obras só são possíveis se você é novo em nossos corações, não devemos nunca esquecer que "a proposta da moral cristã nunca perder de vista esta prioridade antropológica e salvífica. O valor moral não está fundamentalmente no ato em que é realizado, mas em meu coração que inspira e define-o "(S. MAJOR, Consciência e da virtualidade do Sangue de Cristo," o sangue ea vida ", Roma, 1995, 154).
No v. 13 Paulo recorda uma lista de vícios de que o homem deve ser afastado, que normalmente são cobrados à noite. Mas o que poderia ser considerado o centro da pista é o v. 14: "Revesti-vos do Senhor Jesus Cristo, em vez ...»: o que aconteceu no sacramento do batismo como um" evento "é aqui apresentada como uma exigência da vida moral. Você sempre vê 14, que deve ser considerado como um eco do hino batismal da Igreja primitiva, porém é certo que Paulo aqui faz uma missão: apresentar o plano de Deus em iniciativas cristológica e ética dirigida a todos os crentes em obediência ao Senhor ( cf. Barbagli G., As Cartas de vol, Paul. 2, Borla, Roma 1990, 491).
Usando o verbo "vestir" Paulo usa uma metáfora que indica sempre a união de propriedade, colocado no mistério de Cristo é fazer com que o ponto principal de sua existência, a pessoa do Espírito Santo do empregador ressuscitado torna-se a "fonte" da vida cotidiana a partir da qual homem retira energia para viver na história da humanidade e fazer a vontade do Pai Celestial.

Evangelho: Mateus 24,37-44

Reflexão/Exegese

A passagem do Evangelho de hoje nos coloca no capítulo 24 do Evangelho de Mateus, que é comumente chamado de "discurso escatológico, o contexto é o seguinte: Jesus ressuscitou o templo (cf. v. 7) e se sentou no Monte das Oliveiras (cf. v. 3) proferiu estas palavras sobre a última realidade. A passagem é precedida pelo tema da vinda do Filho do homem (cf. vv. 26-23), a dimensão cósmica da vinda (cf. vv. 29-37), a parábola da figueira (cf. vv 32. -36).
No discurso em questão Jesus usou a linguagem apocalíptica, muito difícil, mas sabemos que a intenção de Cristo não é trazer medo, mas para afirmar a verdade teológica: será o fim do mundo, é necessário assumir uma atitude de vigilância, história torna-se o lugar para perceber é o reino de Deus
É para ser incluído no v. 36, que muitas vezes tem dificuldade em lembrar de Mateus 11:27, que afirma que o que pertence ao Pai é o Filho, mas no v. 36 - antes da nossa passagem - o profundo significado que não está dentro da missão de Jesus revelam o momento exato do fim do mundo, que pertence ao conhecimento do coração de Cristo está sempre em comunhão com o coração do Pai eterno, que revela tudo Que, no Espírito Santo para o seu Filho amado.
Mas podemos, auxiliados pelo Espírito Santo, o único intérprete da Palavra, nas profundezas do texto proposto na liturgia:
vv. 37-39, Jesus faz uma comparação com a situação em homens histórico, social e religiosa contemporânea com Noé, as pessoas viviam no relativismo moral absoluto, a lei escrita no coração do homem não foi seguido, a liberdade era entendida como libertinagem. Jesus lembra de tudo isso, apontando que vivem na devassidão, foi soterrado pelo desastre. É preciso pensar sobre as palavras "assim será também a vinda do Filho do Homem": a vinda gloriosa de Cristo, que emerge como o único juiz verdade da história e da consciência pessoal que paira sobre os homens como "evento" de opinião, a segunda vinda de Cristo deve ser entendida como "um ponto de síntese" da história humana e nossa consciência, que irá ocorrer antes de Cristo com a sua escolha fundamental com o qual ele construiu sua própria experiência moral.
vv. 40-41: O fim dos tempos será no "jornal" que de repente "eternidade" em que o Cristo glorioso vai julgar com misericórdia e verdade. O texto do Evangelho recorda as ocupações habituais: o trabalho agrícola feito por homens eo trabalho doméstico realizado pelas mulheres, está a ser realizada aqui o último convite de Cristo.
v. 42: que a vida humana é um caminho em direção ao eterno não pode ser vivida em distração, o encontro com Cristo em glória, para ser preparado pelo discípulo, por isso ele convida as pessoas para assistir e depois de orar. O momento de oração pessoal prepara o coração do homem para aceitar a palavra final do Redentor na sua vida quotidiana. Mas este "relógio" para o qual Cristo chama-nos não esperar com medo e ansiedade, mas ele deve ser um momento em que o crente deve ser imerso em uma oração confiante para o Todo-Poderoso. O discípulo de Cristo, que aguarda a sua vinda está confiante em seu Senhor, porque Deus sabe que sempre vai ter uma "palavra de misericórdia" contra ele, esses pensamentos será do "assistir" à espera da parusia. Mas tudo isso não exclui um compromisso concreto para a realização do reino de Deus na história humana, o cristão não pode desprezar a vida presente, o futuro, escatologia começa na nossa história, o reino de Deus já está entre nós e será no futuro "de Deus" a sua aplicação integral. Este logion está presente em Mc 13,35, somado a um outro prato que o evangelista Mateus omite. É de notar o comentário de que é conhecido na Bíblia de Jerusalém: "A fiscalização neste estado de alarme, uma esperança firme, e, supostamente, exige uma presença constante de espírito que leva o nome de sobriedade" (cf. p. 21-43 ).
vv. 43-44: temos aqui a pequena parábola do ladrão da noite, refere-se a vinda gloriosa de Cristo será repentina, estes versos poderia comprar a luz de leitura da música Apocalipse 3.3: "Se você não está vigilante, virei como um ladrão sem que você saiba a hora de minha vinda para você. " Jesus está em contraste flagrante com a apocalíptica judaica tentando calcular antecipadamente a segunda vinda, Jesus Cristo, no entanto, quer para afirmar o caráter desconhecido e inesperado, e encoraja vivamente a expectativa de vigilância, para repousar e aguardar o Redentor .

Meditação

O evento final e decisiva da história da salvação profetizado por Isaías e anunciar o evangelho como uma "vinda do Filho do Homem" é capturado nas leituras de hoje em sua capacidade judicial: que considera a violência e as guerras que provocam os homens (eu leio ), que se perdem na imoralidade (II leitura); inconsciência e da ignorância com que os infractores são anestesiados (Evangelho). O anúncio não é uma mensagem escatológica espiritualista, mas tem um forte impacto sobre a história das nações (eu li) sobre a vida cotidiana dos crentes (Evangelho) e comportamento (segunda leitura).
A polaridade do simbólico-escuridão da noite dia, e claro, através das três leituras e entregou uma mensagem destinada a despertar os fiéis e levar à conversão. É a escuridão das pessoas que não sabem o caminho a percorrer e que são iluminados pela Palavra de Deus ("andar na luz do Senhor: Is 2:5), é a escuridão da geração de Noé não entende nada, não discernir a perecer tempo e seus sinais e assim é a noite perguntando o proprietário para manter o relógio para impedir o ladrão de roubar a casa (Evangelho) é o símbolo da noite do pecado, da qual o crente é chamado para acordar, jogando fora as obras das trevas e vistamos a armadura da luz (II leitura).
O primeiro domingo do Advento, que marca o início de um novo ano litúrgico, inclui um convite para começar de novo, este é o caminho da fé para começar a ouvir novamente a palavra de Deus (leitura), lembrando os primórdios da fé, Assim, o batismo (II leitura), tendo a história como um lugar para supervisão diária e discernimento (Evangelho). Nesta perspectiva de início, ou re-iniciar, é significativo que a passagem de Paulo tem sido decisivo para a conversão de Agostinho (Confissões, VIII, 12,29). Ouça a voz que diz: "Pegue e leia," Agostinho abriu as Escrituras e é o passo que diz: "Não em orgias e bebedeiras, não em orgias e devassidão, não em contendas e inveja, mas colocar o Senhor Jesus Cristo e não entregam a carne em suas concupiscências. " Agostinho diz: "Eu não queria ler mais, ou que eu precisava. Na verdade, acabei de ler esta frase, uma luz, quase certeza, perfurou meu coração e todas as trevas da dúvida desapareceu. " Agostinho também gosta de seu despertar, a sua passagem das trevas para a luz.
O evangelho, ao estabelecer um paralelo entre o dilúvio, que varreu o cotidiano da geração repetitivos de Noé, e da vinda do Filho do Homem, adverte para não se afogar na banalidade do dia. A geração de Noé não é pintado por Jesus como o mal ou mau, mas apenas como um inconsciente "não notou nada" (Mt 24:39). A geração de Noé pereceram por falta de discernimento. E assim ele morreu duas vezes na enchente, e sem saber por quê. Noé, porém, foi capaz de discernir e, assim, salvou-se eo futuro: o discernimento de hoje salvar o futuro. E essa é a responsabilidade. A culpa, se culpa deve falar, vislumbrada em nosso texto, então, é a irresponsabilidade, a falta de discernimento.
Para fornecer os meios para exercício de reflexão, inteligência, pensando nas vezes em que você vive, para não ser surpreendido por secretamente preparação para desastres da história de hoje na igreja, família e relacionamentos pessoais. O crente é chamado a pensar e aprender a partir de hoje a vinda do Senhor e do tamanho de inesperados e desconhecidos (Mt 24,36.44).
A vinda do Senhor não vai comprometer-se a assistir ao longo do tempo, mas também sobre a verdade do seu coração. A referência para as duas pessoas envolvidas nesse trabalho, que nada parece distinguir, e dos quais apenas um é tomado e um esquerdo, indica que o que a vida cotidiana do dia pode permanecer escondida, é revelada a vinda do Senhor. A diferença é o jogo interior invisível. "No interior homine habitat veritas" (Santo Agostinho), «A caminho do conhecimento leva a uma vida interior" (Novalis).

Orações e histórias


O advento
Com o primeiro domingo do Advento, hoje, estamos entrando em época de quatro semanas, que começa um novo ano litúrgico e imediatamente nos prepara para a celebração do Natal de memória da encarnação de Cristo na história. A mensagem espiritual do Advento, no entanto, é mais profundo e lá já pensando no retorno glorioso do Senhor no fim da história. Adventus é a palavra latina, que poderia ser traduzido como 'chegada', 'não', 'presença'. Na linguagem do mundo antigo era um termo técnico que indica a chegada de um funcionário, em visita particular a dos reis ou imperadores nas províncias, mas também poderia ser usado para o aparecimento de uma divindade, que veio de sua residência e escondido manifesta-se como seu poder divino: a sua presença era celebrada solenemente no culto.
Ao adotar o termo Advento, os cristãos entendida para expressar a relação especial que une a Cristo crucificado e ressuscitado. Ele é o Rei que veio a este pobre província chamada terra, deu-nos da sua visita e, depois de sua ressurreição e ascensão ao céu, ele ainda queria ficar com a gente: nós sentimos que a sua misteriosa presença na assembléia litúrgica. Celebrar a Eucaristia, proclamamos que ele de fato não se retirar do mundo e não nos deixa sozinhos e, embora não possamos ver e tocar como com coisas materiais e sensíveis, que ainda está entre nós e entre nós; em vez disso, está em nós, porque pode atrair para si e para comunicar a sua vida a todos os crentes que abram seus corações. Advento significa, então, para lembrar a primeira vinda do Senhor na carne, já olhando para a frente ao seu regresso definitivo, e ao mesmo tempo, significa reconhecer que Cristo está presente entre nós é o nosso companheiro de viagem na vida da Igreja celebra o mistério. Esse entendimento, caros irmãos e irmãs alimentados com a Palavra de Deus, deve nos ajudar a ver o mundo de forma diferente, para interpretar os acontecimentos da vida individual e da história como palavras que Deus dirige a nós como sinais do seu amor nos assegurar de sua proximidade a todas as situações, essa consciência, em particular, devem estar preparados para recebê-lo quando ele "virá novamente em glória para julgar os vivos e os mortos, eo seu reino não terá fim" logo repetir o Credo. Nesta perspectiva o Advento torna-se um tempo para todos os cristãos a esperar e ter esperança, um tempo especial de escuta e reflexão, se nós escolhermos ser guiados pela liturgia convida-nos a encontrar o Senhor que vem.
(Discurso de Bento XVI em São Lourenço Fora dos Muros, em 1750 o aniversário do martírio de San Lorenzo, 30 de novembro de 2008).

Espere, um modo de vida
"O nascimento é uma expectativa
mas, ao contrário
o que você gostaria de acreditar,
a espera não é um parêntese:
é um modo de vida ...».
(Jean Debruyne, nascimentos).

Despertai!
Advento significa acordar dos seus sonhos de cada dia, acordando para a realidade. Quem vive com a consciência está desperta cada momento de sua vida foi, por si só, alegre, alerta.
Você acorda quem não stun. O atordoa frenesi.
Nós não temos de ser esmagada pelo vórtice do consumismo. Não devemos deixar-nos a todo o custo engolido pelo desejo de satisfazer todos os desejos.
A vigilância não é apenas a atitude básica necessária de Advento.
A história de Natal refere-se aos pastores que velavam durante a noite. E só porque você estava olhando eles anunciaram a boa nova do nascimento do Messias. Quem está acordado é aberta e disposta a aceitar o mistério que me agarrar.
(Anselm Grün, O Pequeno Livro de Natal de alegria, de Milão, Gribaudi, 2006, 20)

Aguarde
Eu não gosto de espera nas filas. Eu não gosto de esperar a minha vez. Eu não gosto de esperar pelo comboio. Eu não gosto de esperar antes de julgar. Eu não gosto de esperar pelo momento oportuno. Eu não gosto de esperar mais um dia. Eu não gosto de esperar porque não tenho tempo e não viver no instante. Além disso, você sabe disso, tudo é feito para evitar a espera: assinaturas de transporte e de auto-atendimento, as vendas crédito e máquinas de venda automática de fotos em flash desenvolvimento, os terminais de telex e computador, o televisão e rádio de notícias. Eu não preciso esperar a notícia: eles estão a preceder.
Mas Deus escolheu para te fazer esperar o tempo todo um Advento. Por que você fez a conversão do espaço de espera, cara a cara com o que está oculto, o desgaste que não vai usar. Espere, espere, a espera de expectativa, a intimidade com a expectativa que existe em nós, pois só a espera aumenta a atenção ea atenção que só é capaz de amar.
(J. Debruyrnne, Ecoute, Seigneur, mas Prière, Collectif, Paris).

A "hora de Deus"
O Senhor nos pede para ser vigilante e pronto, porque não podemos saber de antemão a hora de Deus, o tempo em que Deus vem me visitar com um endereço especial. Eles são velhos o suficiente e sábio o suficiente para pensar que eu não posso forçar este tempo de Deus
Deus virá para mim e para você, e quando ele quer o seu próprio caminho. Às vezes somos tentados a se comportar como aqueles que treinam os animais com círculos. Pedimos a Deus para vir e saltar através de nosso jantes assim como nós queremos! Mas no final, descobrimos que Deus não é um animal treinado. Deus escolhe os seus momentos e seus meios. Nossa parte é apenas para estar pronto para aqueles momentos especiais. Às vezes, o tempo parece chegar a Deus apenas porque não agüento mais. No entanto, nossa confiança em Deus nos diz que Deus virá, quando cada vez melhor. Eu tenho que permitir-se a ser você mesmo, e você deve permitir-me ser eu mesmo.
E nós temos que permitir que Deus ser Deus
(J. Powell, anos de felicidade, melão, Efatá, 1995, 70).

O bobo da corte e o rei
Um rei tinha ao seu serviço um bobo da corte que encheram os dias de brincadeiras e travessuras. Um dia o rei deu o seu cetro para enganar, dizendo: "Mantê-lo, até encontrar alguém mais estúpido do que você:. Então você pode dar a ele" Alguns anos mais tarde, o rei caiu gravemente doente. Sentindo a sua morte se aproximando, ele chamou de tolo, que foi anexada ao fundo, e disse: ". Eu estou partindo em uma longa viagem"
"Quando você voltar? Em um mês? "," Não ", respondeu o rei," isso nunca vai voltar. " "E o que você fez os preparativos para a expedição", perguntou o palhaço. "Não", foi a resposta triste. "Você compartilha sempre", disse o bobo da corte ", e você não está preparado para qualquer coisa? Para, tomar o cetro, eu encontrei um mais burro do que eu. "

Vigilância em solidão
Não muito tempo atrás, um padre me disse que você cancelou sua assinatura do jornal The New York Times, pois ele percebeu que o curso crônicas de guerras, crimes, dos jogos de poder e manipulação política não fez nada para perturbar a mente eo coração , tornando impossível para meditar e orar.
É uma história triste, porque levanta a suspeita de que apenas apagando o mundo pode viver lá, cercando-se com uma calma que apenas espiritual, criado por nós mesmos, podemos levar uma vida espiritual. A verdadeira vida espiritual, no entanto, faz exatamente o contrário: o que nos faz tão vigilantes e conscientes do mundo que nos rodeia, que tudo o que acontece lá e se tornou parte de nossa contemplação e meditação, convidando-nos a responder livremente e sem o medo.
É esta a vigilância, a solidão que muda nossas vidas. A diferença reside na forma como olhamos e nos relacionamos com a nossa história pessoal, pela qual o mundo nos fala.
(Henri JM Nouwen, jornada espiritual para o homem moderno, Brescia, 1980, 44-45).

Meus queridos irmãos, você deve saber que esse tempo que chamamos bem-aventurados "Advento do Senhor" evoca duas realidades e, portanto, deve ser dobrar a nossa alegria, porque você também ganha o dobro do que temos de levar. Desta vez, evoca as duas vindas do Senhor: que doce vir quando o mais belo dos filhos dos homens (Sl 44 [45], 3), o desejado de todas as nações (Ag 2,7 Vg), ou seja, o Filho de Deus se manifesta de forma visível na carne neste mundo, seu há muito aguardado e desejado por todos os pais, eo que aconteceu quando veio a este mundo para salvar os pecadores. Mas desta vez, também sugere que devemos esperar para o outro veio com uma forte esperança e devemos lembrar que, muitas vezes em lágrimas, agora, isto é, quando nosso Senhor, que veio pela primeira vez escondida na carne, está claramente em sua glória, como canta o salmo: Deus claramente (Sl 49 [50], 3), no dia do Juízo Final, quando claramente a julgar [...]. Justamente, a igreja queria neste momento são as palavras dos santos pais e lembrar-se do desejo daqueles que viveram antes da vinda do Senhor. Não o desejo de celebrar este dia, mas por muito tempo, porque normalmente quando queremos e realmente desfrutar de algo se isso acontecer que é adiada por algum tempo, não parece ainda mais doce quando ela chega.
Seguimos, portanto, queridos irmãos, os exemplos dos santos padres, nós sentimos a sua vontade própria, e inflamar os nossos corações com amor e desejo de Cristo. Você deve saber que você estabeleceu a celebração deste momento de renovar o nosso desejo de que os antigos Padres Santo havia sobre a primeira vinda de nosso Senhor e aprender com seu exemplo de nutrir grande desejo de Sua segunda vinda. Precisamos pensar quantas coisas boas, nosso Senhor fez em sua primeira vinda e quem vai fazer ainda mais no segundo e pensei que nós devemos amá-la muito e quero vir primeiro para o segundo.
(Aelred de Rievaulx, Discursos 1, PL 195,209 A-210B).

Oração
Senhor Jesus, a quem confiou a sua casa, a Igreja e todos os nossos irmãos, porque nos preocupamos com cada um esperando outro para o seu retorno, não deixe suas mãos com o cansaço e o sono.
"Tenha cuidado, ser vigilante", é o seu comando: como alguém que passa a noite em que o país está perto de todos os barulhos da noite, porque eles podem ser portadores de algo inesperado, faz assim 'que manter um olhar atento e ouvido esticado
para ver onde você está no trabalho e onde você nos chama para trabalhar com você.



* Para o desenvolvimento da "lectio" neste domingo, em adição ao nosso material de arquivo, usamos:
- Lecionário para Domingos e feriados. Um ano, pela Conferência Episcopal Italiana, Cidade do Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007.
- Advento e Natal de 2010, a ulna pela CEI, Milão, São Paulo, 2010.
- Tópicos da pregação. Homilias. Um ciclo de Nápoles, Editrice dominicano italiano, de 2004.
- E. Bianchi et al. Eucaristia e da Palavra. Textos para as celebrações eucarísticas do Advento e do Natal ", anexo ao editorial do jornal do clero italiano" 88 (2007) 10, 69 pp
- Feriados Messalina Assembléia, Bolonha, EDB, 2007.

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